Riprendo il mio blog letterario, sono tornata. Comunque, non ho mai smesso di leggere, per me sarebbe impossibile! Termino il mio anno di lavoro in biblioteca, con tutto quello che ha portato questa esperienza, di bello e di brutto, e riprendo a scrivere di quella che è la mia più grande passione: i libri.
Quello che vi propongo oggi è una novella di Henry James, autore da me profondamente amato (ho fatto la tesi di laurea su di lui!) per la sua più famosa "Il giro di vite", dalla quale (stiamo parlando di novella, non romanzo, attenzione) sono stati tratti diversi fantastici film.
In questo libro però, non ci sono fantasmi! Ho notato che comunque la sua più grande capacità, quella cioè di creare suspense fino all'ultima riga, è presente anche in questo lavoro. Con James si rimane incollati alla pagina, e si arriva fino in fondo, non abbiamo scelta. Quella che può sembrare una trama piuttosto semplice - il desiderio da parte di un uomo di entrare in possesso di alcune lettere che il suo poeta preferito scrisse in gioventù ad una ormai attempata ed eccentrica matrona - viene presentata praticamente in medias res... Come amo questa abitudine di James! In poche righe ci spiega tutto il necessario da sapere: niente di più, niente di meno, per farci capire di cosa si sta parlando. I tentativi del protagonista di mettere le mani sul carteggio non sono altro che i nostri tentativi di appropriarci della cosa per noi più cara. E anche nel finale, non ci concede niente di più, niente di più di quello che dobbiamo sapere! Il resto (la morale, la continuazione, le conseguenze) lo decidiamo noi, noi lettori, che per lui restiamo il fulcro del suo lavoro, il fine e il destinatario, come sempre nei capolavori jamesiani.
Il carteggio Aspern - Henry James
qualsiasi edizione (io ho quella di Repubblica, molto carina ma non si trova più!)
111 pagine
domenica 29 settembre 2013
martedì 21 febbraio 2012
Nasceva oggi.... W.H.Auden (1907)
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.
Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.
He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.
The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.
Il Carnevale di Gerti - Eugenio Montale
Se la ruota si impiglia nel groviglio
delle stelle filanti ed il cavallo
s'impenna tra la calca , se ti nevica
fra i capelli e le mani un lungo brivido
d'iridi trascorrenti o alzano i bambini
le flebili ocarine che salutano
il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano
giù dal ponte sul fiume
se si sfolla la strada e ti conduce
in un mondo soffiato entro una tremula
bolla d'aria e di luce dove il sole
saluta la tua grazia-hai ritrovato
forse la strada che tentò un istante
il piombo fuso a mezzanotte quando
finì l'anno tranquillo senza spari.
Ed ora vuoi sostare dove un filtro
fa spogli i suoni
e ne deriva i sorridenti ed acri
fumi che ti compongono il domani;
ora chiedi il paese dove gli onagri
mordano quadri di zucchero dalle tue mani
e i tozzi alberi spuntino germogli
miracolosi al becco dei pavoni.
(Oh , il tuo carnevale sarà più triste
stanotte anche del mio , chiusa fra i doni
tu per gli assenti:carri dalle tinte
di rosolio , fantocci ed archibugi,
palle di gomma , arnesi da cucina
lillipuziani:l'urna li segnava
a ognuno dei lontani amici l'ora
che il gennaio si schiuse e nel silenzio
si compì il sortilegio. E' carnevale
o il dicembre s'indugia ancora? Penso
che se muovi la lancetta al piccolo
orologio che rechi al polso , tutto
arretrerà dentro un disfatto prisma
babelico di forme e di colori...)
E il natale verrà e il giorno dell'anno
che sfolla le caserme e ti riportagli amici spersi e questo carnevale
pur esso tornerà che ora ci sfugge
tra i muri che si fendono già.
Chiedi tu di fermare il tempo sul paese
che attorno si dilata? Le grandi ali
screziate ti sfiorano , le logge
sospingono all'aperto esili bambole
bionde , vive , le pale dei mulini
rotano fisse sulle pozze garrule.
Chiedi di trattenere le campane
d'argento sopra il borgo e il suono rauco
delle colombe? Chiedi tu i mattini
trepidi delle tue prode lontane?
Come tutto si fa strano e difficile
come tutto è impossibile , tu dici.
La tua vita è quaggiù dove rimbombano
le ruote dei carriaggi senza posa
e nulla torna se non forse
in questi disguidi del possibile.
Ritorna là fra i morti balocchi
ove è negato pur morire; e col tempo che ti batte
al polso e all'esistenza ti ridona,
tra le mura pesanti che non s'aprono
al gorgo degli umani affaticato,
torna alla via dove con te intristisco
quella che mi additò un piombo raggelato
alle mie , alle tue sere:
torna alle primavere che non fioriscono.
delle stelle filanti ed il cavallo
s'impenna tra la calca , se ti nevica
fra i capelli e le mani un lungo brivido
d'iridi trascorrenti o alzano i bambini
le flebili ocarine che salutano
il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano
giù dal ponte sul fiume
se si sfolla la strada e ti conduce
in un mondo soffiato entro una tremula
bolla d'aria e di luce dove il sole
saluta la tua grazia-hai ritrovato
forse la strada che tentò un istante
il piombo fuso a mezzanotte quando
finì l'anno tranquillo senza spari.
Ed ora vuoi sostare dove un filtro
fa spogli i suoni
e ne deriva i sorridenti ed acri
fumi che ti compongono il domani;
ora chiedi il paese dove gli onagri
mordano quadri di zucchero dalle tue mani
e i tozzi alberi spuntino germogli
miracolosi al becco dei pavoni.
(Oh , il tuo carnevale sarà più triste
stanotte anche del mio , chiusa fra i doni
tu per gli assenti:carri dalle tinte
di rosolio , fantocci ed archibugi,
palle di gomma , arnesi da cucina
lillipuziani:l'urna li segnava
a ognuno dei lontani amici l'ora
che il gennaio si schiuse e nel silenzio
si compì il sortilegio. E' carnevale
o il dicembre s'indugia ancora? Penso
che se muovi la lancetta al piccolo
orologio che rechi al polso , tutto
arretrerà dentro un disfatto prisma
babelico di forme e di colori...)
E il natale verrà e il giorno dell'anno
che sfolla le caserme e ti riportagli amici spersi e questo carnevale
pur esso tornerà che ora ci sfugge
tra i muri che si fendono già.
Chiedi tu di fermare il tempo sul paese
che attorno si dilata? Le grandi ali
screziate ti sfiorano , le logge
sospingono all'aperto esili bambole
bionde , vive , le pale dei mulini
rotano fisse sulle pozze garrule.
Chiedi di trattenere le campane
d'argento sopra il borgo e il suono rauco
delle colombe? Chiedi tu i mattini
trepidi delle tue prode lontane?
Come tutto si fa strano e difficile
come tutto è impossibile , tu dici.
La tua vita è quaggiù dove rimbombano
le ruote dei carriaggi senza posa
e nulla torna se non forse
in questi disguidi del possibile.
Ritorna là fra i morti balocchi
ove è negato pur morire; e col tempo che ti batte
al polso e all'esistenza ti ridona,
tra le mura pesanti che non s'aprono
al gorgo degli umani affaticato,
torna alla via dove con te intristisco
quella che mi additò un piombo raggelato
alle mie , alle tue sere:
torna alle primavere che non fioriscono.
martedì 14 febbraio 2012
Love (every) day
Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde,
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.
Edward Estlin Cummings
giovedì 9 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
The Tempest
William Turner, La tempesta di neve
1842, Londra, Tate Gallery
I quadri di Turner, visti dal vivo, mi evocano sempre fortissime sensazioni. I giochi di luce che riesce a creare, come se nel cuore della tempesta si celasse qualcosa di vivo, qualcosa di divino, non li ritrovo in nessun altro artista. è come se puntasse il cavalletto proprio nel mezzo del mare, come se il vento stesso soffiasse sulla tela. Riuscite a vederlo?
Pescatori al mare, 1796
Il molo di Calais, 1803
Stormy sea with blazing wreck, 1835-40
Pescatori al mare, 1796
Il molo di Calais, 1803
Stormy sea with blazing wreck, 1835-40
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