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giovedì 9 luglio 2015

Tra le vite di Londra - Recensione

"Torna" la fantastica Jennifer Worth.
Lo scrivo tra virgolette perchè Mrs Worth non è più tra noi dal 2011 e questi romanzi sono stati scritti anni fa, ma come al solito noi italiani ci arriviamo più tardi e solo recentemente la Sellerio ha avuto la brillante idea di tradurli e pubblicarli.

E per fortuna l'ha fatto.
Dopo Chiamate la levatrice, l'infermiera e ostetrica Jenny ci dà una nuova carrellata di storie e visioni della vita a Londra negli anni Cinquanta, senza omettere però una vista di insieme della storia inglese relativa alla situazione sanitaria e sociale di tutto il secolo.

I personaggi sono reali, vividi e, a tratti, crudi. Talvolta è fastidioso leggere e sentiamo un lieve senso di impotenza e dispiacere per queste vittime della povertà, della guerra, e forse ancor più spesso di un sistema sociale che a partire dal Poor Law Act mette in ginocchio una popolazione già provata, anche se con buoni intenti.

So che presto verrà tradotto anche il terzo capitolo delle vicende di questa brillante infermiera, Farewell to the East End: non vedo l'ora.

Queste quattrocento pagine le ho lette in poche ore perchè l'autrice riesce, con la sua scrittura fluida e leggera, ma ancor più con le sue storie interessanti e reali, a tenermi incollata pagina dopo pagina, storia dopo storia. Ho notato una differenza rispetto al primo romanzo: qui le storie sono più esaustive e le vicende di pochi personaggi sono raccontate nel dettaglio e descrivono un maggior numero di anni... Finito di leggere sarete contenti di essere nati altrove e in un'altra epoca!

Quello che colpisce di più è lo sguardo imparziale di chi racconta, una giovane donna alle prese con gli aspetti più cruenti e impietosi della vita delle persone (nonostante non sia religiosa, le suore con cui vive la aiutano senza prepotenza ad avvicinarsi alla modestia e all'amore incondizionato per il prossimo, insegnandole che non sta a lei giudicare gli altri ma solo comprenderli e servirli); è bello il suo modo di stendere un velo sui giudizi e i pregiudizi, il suo tentativo profondo di capire le persone e di non abbandonarsi al pettegolezzo o alla vergogna... Quanti di noi ci riescono, anche nelle situazioni di tutti i giorni?


Tra le vite di Londra - Jennifer Worth
Sellerio Editore - 421 pagine
15 euro

Compralo su Amazon: Tra le vite di Londra

martedì 6 gennaio 2015

L'Avaro di Mayfair - recensione

Piccolo romanzo da leggere tutto d'un fiato!
Io ci ho messo meno di una giornata, scorre che è un piacere. Si tratta di una piccola serie di libri ambientati nella stessa famigerata casa situata in un bel quartiere della Londra di primo Ottocento.

La casa in questione fatica a trovare degli affittuari nonostante la retta bassissima, proprio per il suo passato tenebroso (morti sospette e disgrazie famigliari).

Una casa iellata, la servitù alla fame, un povero scozzese che non ha più soldi per sopravvivere ma che in compenso si trova affidata una ragazza bellissima e apparentemente molto sprovveduta. Troveranno questi elementi il modo di combinarsi? Alla fine dell'inverno del 1807, al signor Roderick Sinclair, avvinazzato e povero, muore il fratello, che gli lascia "in eredità" la sua pupilla, Fiona, da lui adottata in un orfanotrofio. La ragazza è bellissima e di un'ingenuità estrema, e l'unico modo che Sinclair vede per fare soldi da questa strana situazione è quello di portarla a Londra e farle fare un ricco matrimonio. Affitta quindi 67 Clarges Street, una casa talmente iellata da avere un costo basso. Quasi subito Fiona si dimostra meno ingenua del previsto e la servitù capisce che un modo per vivere meglio è quello di aiutare la ragazza a realizzare il proprio sogno.

Non fatevi dunque ingannare dalle apparenze! La brillante autrice compone con uno stile diretto e scaltro (ma con un non so che di classico) un quadro divertente, non vedo l'ora di leggere gli altri.

Un libretto interessante per iniziare bene l'anno nuovo!
Ecco la versione Kindle: L'avaro di Mayfair


L'avaro di Mayfair (67 Clarges street) - M-C. Beaton
194 pagine - 9,99 euro formato Kindle
Edizioni Astoria


mercoledì 10 dicembre 2014

Piccola chicca: 84, Charing Cross Road

Questo libriccino era difficilmente reperibile quasi ovunque fino a poco tempo fa. Come minimo andava prenotato, nei miei giri librari non ho trovato copie e nemmeno su internet.

Poi ho avuto la fortuna di scovarlo in una piccola libreria storica dell'Alto Adige, era lì ad aspettarmi sulla mensola insieme ad altri tesori...
Si tratta di una raccolta epistolare da leggere tutta d'un fiato: poco più di cento pagine dense di una sete viscerale per i libri, che spinge l'autrice ad iniziare (a fine anni '40) un rapporto scritto da New York con una libreria che si trova nel cuore di Londra.

Quasi sempre sarà Frank a rispondere alle lettere, ma piano piano tutti i dipendenti e le loro famiglie si affezionano a questa generosa e stravagante lettrice e iniziano a rispondere di loro iniziativa. Molti anni dopo l'autrice volerà finalmente a Londra, ma non voglio rovinarvi il "finale".

Ho cercato nella mia memoria il punto della via in cui sorgeva questa splendida libreria e l'ho poi trovato con l'aiuto di Google Maps. Si è aperto un altro mondo sull'esperienza di vedere con i propri occhi un luogo letterario... Non è fantastico?

Una piccola chicca per amanti della carta stampata, proprio come Helene Hanff.
Un libro da mettere sotto l'albero?
P.s. Ci hanno fatto anche un film, non vedo l'ora di vederlo!

Se volete comprarlo su Amazon: 84, Charing Cross Road.


84, Charing Cross Road - Helene Hanff
Edito da Archinto
120 pagine - 7,90 euro



mercoledì 30 luglio 2014

La mia Londra - Recensione

Questo libro mi ha lasciata un po' perplessa.
Non avevo mai letto niente della Agnello Hornby e devo dire che non ho capito se il suo stile mi piace veramente; è indubbio che sappia scrivere, è molto scorrevole e il vocabolario è vasto senza essere pomposo, però qualcosa non mi ha convinta. Se voi la conoscete e avete altri titoli da consigliarmi, fatelo! Potrei schiarirmi le idee.

Questo titolo non poteva che attirare la mia attenzione da British lover, ovviamente, ma il contenuto si rivela un poco diverso da quello che mi aspettavo: i primi capitoli mi hanno presa perché nelle descrizioni degli inglesi che fa l'autrice ho ritrovato molto di quello che amo e che odio di questo Paese. Poi però diventa un po' troppo descrittivo per un lettore che non conosca a menadito la città di Londra: passaggi, vie, fermate, ristoranti che non hanno un senso se non per gli abitanti o per chi ci ha vissuto a lungo. Io sono un'appassionata e quindi mi sono gustata le descrizioni nel dettaglio, ma ho l'impressione che non tutti la penseranno come me.

Si tratta della storia della vita dell'autrice dal momento in cui ha lasciato la sua amata Palermo, a 17 anni, fino ad oggi, ma soprattutto del suo orgoglio di essere londinese a tutti gli effetti. Il finale ci fa ben capire quanto sia importante per lei, chiunque può essere londinese senza esservi nato: Londra offre molto e prende molto, ma ripaga chi si dedica a lei con amore e coinvolgimento, come se fosse una persona, una madre talvolta buona, talvolta severa... Ho trovato poetica e commovente questa metafora.

Vi è rimasto un dubbio? Se amate il mondo anglosassone, sì, dovete leggere questo libro.



La mia Londra - Simonetta Agnello Hornby
Giunti editore
264 pagine - 16 euro

giovedì 29 maggio 2014

Londra: angoli letterari da non perdere - parte 2

Riprendiamo il nostro viaggetto virtuale nella capitale inglese?
Buzfeed propone anche alcuni luoghi non propriamente storici, nel senso che si tratta più di esercizi commerciali in posti nati dalla penna degli autori, più che veri e propri simboli della letteratura.

Qualche esempio? Il negozio di Harry Potter al binario 9 e 3/4 di King's Cross. Fantastico, ma non esattamente autentico, giusto? (Sì lo so, anch'io ci farei volentieri un giretto, e checcacchio).

Il museo di Sherlock Holmes dev'essere carino, ma mi sono rifiutata di spendere dei soldi (non pochi, tra l'altro) per visitare un negozio di puro merchandising. Sappiamo tutti che Sherlock è un personaggio inventato, e che solo per volontà di Conan Doyle la sua abitazione si trova al numero 221b di Baker street. L'autore non ha mai vissuto qui o 'kind of', quindi passerei oltre, a meno che non vogliate comprarvi una pipa e una lente d'ingrandimento, ovviamente.

Sono numerosi i pub nella lista di Buzfeed, così abbiamo una scusa in più per farci una birra, casomai ne avessimo bisogno:

- The Fitzroy Tavern, che dà il nome al quartiere Fitzrovia, sede di artisti e intellettuali negli anni '30 e '40 del 1900.
Indirizzo: 16 Charlotte Street.
Per chi ama, tra gli altri: Dylan Thomas e George Orwell.


The French House a Soho, dove urlare non solo è permesso ma anche necessario, visto il numero di persone che frequentano questo amatissimo pub. Si dice che Dylan Thomas avesse lasciato al bancone il suo manoscritto per la radio Under Milk Wood, mai stato ritrovato. Qui sono vietati tv e cellulari, e se avete voglia di fare quattro chiacchiere con gli sconosciuti è perfetto. (Oddio, quanto amo Londra!).
Indirizzo: 49 Dean Street.
Per chi ama: Dylan Thomas, Brendan Behan.

- Pillars of Hercules, sempre a Soho: è un pub tranquillo, che avrebbe ispirato Charles Dickens e molti altri dopo di lui. Questa versione risale al 1910 ma in realtà esisteva un luogo con lo stesso nome già nel 1700. L'ambiente è più calmo e va bene se amate passare una serata tranquilla con una buona birra davanti.
Indirizzo: 7 Greek Street.
Per chi ama: Charles Dickens, Martin Amis, Julian Barnes, Ian McEwan.

Un altro indirizzo che mi sento di raccomandare è il museo di Charles Dickens, a Bloomsbury. Si tratta di una fedele ricostruzione di come era la casa all'epoca in cui ci visse, dal 1837 al 1839, e alcuni mobili e soprammobili sono autentici, appartenevano davvero all'autore, come per esempio lo scrittoio. La tavola è persino imbandita in perfetto stile vittoriano, come se il padrone di casa stesse aspettando i suoi ospiti per una cena. Non è fantastico?
Quello che mi ha colpito di più di questo museo, oltre alla fedeltà della ricostruzione, è il giardinetto interno. Lui si sedeva su quella panchina attaccata alla casa, e guardando l'albero scriveva, circondato dalla favolosa calma e dal profumo dei fiori. Come cavolo gli è venuto fuori Oliver Twist? Qui è vietato essere tristi, c'mon!
Indirizzo: 48 Doughty Street.
Per chi ama: lo sapete.

“We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars.” Questa è l'iscrizione sul monumento dedicato ad Oscar Wilde, vicino a Charing Cross. Potete sedervi sulla panchina e fare conversazione con la sua testa. Cosa volete di più?
Indirizzo: Adelaide Street vicino a Trafalgar Square.

E ovviamente, non potete perdervi le librerie di 
Charing Cross. Dalle antiquarie (dove con un po' di fortuna e un po' di soldi potete trovare prime edizioni da paura, e scusate se è poco) a quelle moderne, ce n'è da soddisfare tutti i gusti. 
Sedetevi da qualche parte, in un parchetto tra i migliaia di questa città pazzesca, e leggete qualche pagina del vostro autore preferito (possibilmente in lingua originale): questa è, a mio avviso, una delle città più intrise di cultura e potrete respirare davvero l'atmosfera delle epoche passate, perché non sono andate perdute.

Buona lettura e buon viaggio.


martedì 27 maggio 2014

Londra: angoli letterari da non perdere

Chi ama viaggiare con un romanzo ambientato nel luogo che va a visitare, sa bene quanto sia bello addentrarsi nelle vie e nei vicoli di una città come hanno fatto i protagonisti dei libri che porta con sé in valigia. E quale posto se non Londra può fare impazzire i booklovers?

Il sito Buzzfeed ha fatto una lista dei luoghi più "letterari" di questa magica città e, manco a dirlo, mi sono subito fiondata a leggere l'articolo.

Devo dire la verità, alcuni di questi posti, che ho visitato, non sono esattamente come uno se li aspetta, ma vale comunque la pena dare un'occhiata.


Il George Inn:
Indirizzo: 77 Borough High Street
Per chi ama: Charles Dickens, Shakespeare.
Questo pub, si dice risalente al '500, ha ospitato Shakespeare e Dickens tra i suoi avventori... Che dire, l'edificio è stato mantenuto secondo i dettami dell'epoca e anche se questo spazio, sicuramente ampliato nei secoli, oggi ospita numerosi eventi e conferenze, si può ancora respirare un po' di atmosfera dell'epoca. In effetti il Globe di Shakespeare (altro luogo citato nell'articolo) è a due passi, non è difficile credere che di tanto in tanto venisse qui a farsi una birretta dopo le prove...




I Giardini di Bloomsbury, a Camden.
Indirizzo: Camden, tra Euston Road e Holborn.
Per chi ama: tutti. Scherzo: Virginia Woolf, John Maynard Keynes, E. M. Forster, Lytton Strachey, T.S. Eliot, Mary Shelley sono stati qui.
Questo spazio verde ha visto camminare grandissimi scrittori e artisti degli anni '20 e '30 del 1900, ma soprattutto qui venivano a cercare ispirazione gli appartenenti al Bloomsbury group, con Virginia Woolf in testa. Il sito consiglia di fare prima un giretto nelle librerie di Charing Cross, per poi venire a leggere qui un buon libro
in santa pace. Nella zona tenete la testa alta: è zeppo di targhe che indicano le abitazioni di scrittori famosi come Mary Shelley.


La British Library.
Indirizzo: 96 Euston Road
Per chi ama: Jane Austen, Virginia Woolf, Charles Dickens, Shakespeare, manoscritti e testi storici originali. Che dire, se amate i libri non potete non fare un giro!
A parte la torre di vetro al centro dell'edificio che ospita 65.000 libri (la King's Library di Giorgio III), potete ammirare manoscritti originali tra cui Beowulf e Jane Eyre. Siete ancora qua?


Se non avete voglia di leggervi l'articolo in inglese, alla prossima per commentare insieme qualche altro luogo fantasticamente libresco di Londra. Vi avverto che sono molto critica sull'argomento e non penso che tutti valgano una visita!

giovedì 13 marzo 2014

Estero: una riflessione

Chi non ha mai desiderato partire?
Io sono circondata da persone che si sono organizzate o si stanno organizzando per trasferirsi in un altro Paese, alcuni negli USA, alcuni in Australia, moltissimi in Inghilterra.
Ha colpito la mia attenzione un libro appena uscito in libreria (il 28 febbraio scorso) per Feltrinelli; l'autrice è Caterina Soffici, scrittrice e giornalista che scrive per Il sole 24 ore, Vanity Fair e Il Fatto Quotidiano.
Il suo taglio fortemente femminista si percepisce anche in questo nuovo "romanzo" dal titolo Italia yes Italia no, che poi è frutto di esperienza vissuta. Questa volta ci parla della normalità che è riuscita a trovare a Londra, dopo averla tanto a lungo cercata nel nostro Paese; certo la vita all'estero non è facile, prova a trovare una vera pizza con la mozzarella fresca e filante, e poi il tempo è quello che è e sei lontana dalla tua famiglia. Ma la Soffici sembra volerci dire che in questo momento il benessere dato dalla quotidianità e dalle tranquille abitudini non si trovano più in Italia, ed è questo l'aspetto un po' triste che mi ha fatto riflettere.

A questa pagina potete leggere il primo capitolo del suo libro, mentre qui troverete la presentazione del libro fatta dalla stessa autrice.

Italia yes Italia no. che cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra
Feltrinelli
141 pagine
14 euro